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IL MONDO DEGLI “ALTRI”

 

IL MONDO DEGLI “ALTRI”

Pezzi del diaro

 01 febbraio 2008

Me ne sto seduta immobile e pronta a carpire un suono dalla sua bocca, vedo che si muove, mi parla, mi dice alcune cose, non ho capito che vuol dire positivo,  carcinoma o forse altro,  ma non capisco, mi guardo a destra e a sinistra, forse parla con qualcuno che non ho visto entrare, no parla con me. Non capisco, non so, mi guarda, io non parlo, lui mi dice: “ vieni che ti voglio fare un’eco”, lo seguo ma mi sento diversa, mi sento strana, guardo verso l’uscita se arriva Piero, ma niente, forse sta ancora cercando parcheggio, lui il dott. A mi visita assieme all’infermiera che mi guarda con un dolce sorriso.

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Mi concentro su di lei, lui parla ma  non so perché mi sembra che parli in una lingua  a me sconosciuta, non capisco,  poi di nuovo a sedere mentre lui chiama il chirurgo per la visita pre-intervento, mi parla di quadrantectomia, di sentinella, non so, io non parlo mi sento il viso caldo. L’infermiera che era uscita, rientra e mi guarda l’unica cosa che riesco a dire è: “Mi scappa da piangere”, allora, il dott. A si alza, si avvicina mi guarda.

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Sicuramente pensa che io abbia capito  quello che  ha detto, ma in verità non ho capito e non voglio capire, forse ha visto il mio sguardo perso,  si avvicina mi tocca una spalla e mi dà un bacio sulla guancia (mi ricorda mio padre),  mi rassicura che tutto andrà bene, e seguo l’infermiera.

Io non ho ancora capito, “fermate il mondo un attimo! Non so qualcuno mi può svegliare da questo incubo che non mi piace”.

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Mi sento chiusa nella  stanza senza porta, continuo a guardare dalla finestra,  vorrei gridare aiuto, ma la sola cosa che riesco a fare è cercare il sole, le   nuvole, le case e continuo a cercare con lo sguardo un po’ di vita, mi concentro su di essa e ho meno paura, i mondi sono collegati, non sono sola,  ora nella stanza vedo anche la porta, ma è  chiusa.

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Il corridoio è brutto, L’ambulatorio è brutto, il mondo in questo momento è brutto e sinceramente da questa parte non si sta tanto bene.

Si apre la porta  esce un dottore che  mi domanda cosa voglio, gli chiedo il nome e capisco che è l’assistente del chirurgo,  mi informa  che devo aspettare un po’,  perché il dott. D sta visitando ed io  non ero prevista, ma non c’è problema, sinceramente io vorrei solo svegliarmi, ma più il tempo passa e tutto mi sembra  maledettamente vero: uffa!!!

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Non ci posso credere ho un tumore e adesso? Cosa faccio qui in questo brutto corridoio?

“Oddio, ma qui operano ancora con lo scalpello!” Odio essere qui, ma faccio finta di niente, Piero è disperato, vediamo un po’ come finisce questa tragica cosa.

Dopo un po’ mi chiamano, entro e con me entra anche Piero, i dottori sono in piedi e ci guardano. Mi sento come una della pubblicità sull’aids,  tutti sanno che sei malato ed  è come se un neon si illuminasse attorno a me.

Avere un tumore spaventa e non immaginate quanto!

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 E’ il  1° febbraio 2008, un giorno qualunque, il primo della mia “vita cambiata”, chissà  quanti oggi si sono lamentati per delle sciocchezze, hanno pianto per nulla o si sono sentiti sfortunati per futili banalità. Certo il mondo dei “sani” è strano, vivono ore e ore senza sapere di vivere, nel modo degli “altri” tutto è vissuto con piena vita, nel bene e nel male

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E’ mattina, partiamo; fuori è molto freddo, penso: “Qui comincia l’avventura del signor Bonaventura”, è una frase che mi ripetevo da piccola quando dovevo fare qualcosa di nuovo. Mi guardo attorno, sta albeggiando. Come è bello il sole  e tutto  quello che illumina, mi sento pervadere dalla sua  luce, è una sensazione bellissima, una sensazione di vita, basta  piangere, qui bisogna combattere! Sento di avere  l’istinto guerriero, mi sento un’amazzone poi pensandoci bene, le amazzoni erano senza un seno, “oddio speriamo di no!”

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Torniamo a casa, mi sento sempre nel mondo degli altri, ma ogni giorno che passa questo mondo e quello dei sani sono sempre più vicini, le sensazioni sono palpabili. Il telefono squilla ininterrottamente,  tutti mi chiedono,  rispondo senza tralasciare nulla. Racconto  per convincermi, che la protagonista di questa storia sono io, “i sani”, l’ascoltano volentieri, anche perché sanno che l’attrice sono io e loro sono solo spettatori.

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Mi sento quasi all’inizio di una nuova  vita,  con persone accanto che mi vogliono bene e che mi aiutano,  questa battaglia però la combatterò da sola, tutti staranno lì a guardarmi ed incitarmi, mi sento pronta e carica, posso e  devo trovare il modo di uscire dalla mia stanza nel mondo degli “altri”, vedo la finestra,  la porta e le pareti  sono di cristallo,  ma non so ancora  come uscirne, spero di trovare il  modo

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Ore 6 mi sveglio, devo restare a digiuno, finisco di preparare la borsa e si parte. L’ospedale è a circa 40 km da casa, siamo in autostrada, che bello, io e Piero vediamo anche oggi sorgere il sole che con la sua luce mi avvolge prepotentemente e splendendo, illumina tutto d’oro. Chiudo gli occhi ma lo vedo anche a occhi chiusi faccio un grosso respiro, riapro gli occhi e mi riempio di gioia per la vita

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Vengono a prendermi…aiuto!!!

Vorrei  scappare, correre lontano, ma resisto e mi dico che dopo sarò guarita, “vai Patty non mollare”, guardo Piero è disperato, non voglio allarmarlo, ma vorrei gridargli di portarmi via, ho paura, vorrei piangere, ma niente.

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Quando hai o hai avuto un tumore, diventi cosciente di  essere mortale,  la percezione delle cose cambia, anche quando la tua situazione sembra migliorata e forse lo è, nulla tornerà come prima, perché noi che siamo stati toccati abbiamo capito,  sappiamo che la morte fa parte  di noi come ne fa parte la vita, senza una non esisterebbe l’altra, siamo in mondi paralleli  legati uno all’altro, il sole è lo stesso, l’aria è la stessa, però la voglia di vivere ogni istante è più forte nel  mondo degli “altri”.

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Osservo le persone  in sala d’attesa, alcune  devono fare il ricovero per un intervento,  penso ai medici  che stanno operando e penso a tutte le “Patrizie”  che hanno  operato in  questi anni,  ma sopratutto all’importanza  di farci sentire uniche cercando di condividere con noi i problemi

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